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Metti un pomeriggio…

….in cui un’umana ha mille cose da fare. Quello dove ogni secondo sembra preziosissimo. Metti una Lysa che come al solito fa tre cose alla volta. Falla camminare velocemente dallo studio alla sala con in mano iPad, telefono di casa, cellulare e due boccette di smalto. Raggiunta una certa velocità, falla inciampare contro la poltrona per poi vederla cadere rovinosamente verso il divano, infine goditi il risultato:

Aggeggi elettronici danneggiati: 0
Smalti rovesciati: 0
Dita del piede destro contuse: 2
Urla di dolore e accidenti vari: molteplici
Ore passate al pronto soccorso: 1 e mezza
Dita rotte: 0
Ore di ghiaccio: 3
Ore di impacco all’argilla per sfiammare la botta: 1
Antidolorifici: 0

Ah, potevi impegnarti di più….

Ferie

E’ il mio primo giorno di ferie e:

  • Sono stata svegliata dalla suoneria altissima di una chiamata sul cell di mio marito che mi ha fatto perdere 10 anni di vita.
  • Sono stata al telefono rispettivamente: 18 minuti con l’assistenza TRE (mi astengo dal commentare, per ora), 3 minuti con l’assistenza Mediaword (assolutamente inutile) e 7 minuti con quella della Apple (molto carini e cordiali).
  • Ho dovuto mandare un FAX per chiedere assistenza. Nel 2010 un fax. Non una mail…ci mancava solo che mi chiedessero una raccomandata.
  • Ovviamente sono incaxxata come una biscia

Uh, quasi dimenticavo che devo andare a fare la spesa e pulire casa.

Ferie che?

Un lunghissimo sabato mattina

Io e gli aghi non andiamo d’accordo. Ormai si è capito, no? Sabato ho dovuto fare un prelievo di controllo a seguito di quanto successo a febbraio. Innanzi tutto non ho potuto farlo vicino a casa ma sono dovuta andare fino a Reggio, così io e l’assistente (B-Chan) ci siamo dovuti svegliare all’alba per essere in ospedale alle 7:30. Arriviamo un in ritardo di qualche minuto. Nella mia ingenuità pensavo che avendoli prenotati fosse tutto più rapido. Ueeee risposta sbagliata! Il sabato i prelievi si fanno solo per le urgenze e per le prenotazioni e, porca paletta, siamo veramente in tanti. Faccio la fila numero 1, dove una simpatica signora in carne controlla prenotazione, pagamento del ticket (99 € versati online!) e mi da un numerino. 558. La guardia giurata ci fa passare. Cosa ci fa poi una guardia giurata lì…ma non ho tempo d’interrogarmi sul perché e il per come, sono debole, la pressione è ai minimi storici, mi serve una sedia. Ci sediamo nei pochi posti disponibili e aspettiamo che il numerino magico esca in uno dei 3 sportelli aperti. Ovviamente mi tocca una sedia davanti allo sportello riservato e nel giro di 20 minuti vedo più donne incinta di quante ne ho viste negli ultimi 6 mesi. Al piano di sopra devono avere un certo senso dell’ironia e un umorismo un po’ macabro. Altri 10 minuti ed eccoci allo sportello. La simpatica signora con la pettinatura stile re leone tira fuori la mia pratica e controlla. Spunta una per una le strane scritte della mia ginecologa con quelle della prenotazione. Sbuffa, passa una collega a chiedere info, risponde, sbuffa ed esclama “ma qui è tutto sbagliato”. Olè!! Che culo! Deve rifare tutto quanto. Dieci minuti di angoscia in piedi cercando di non svenire, un euro e rotti in più da versare alla cassa dell’ospedale che, ovviamente, si trova all’ingresso e 0,85 € per la spedizione a casa. Finito a questo sportello mi posso spostare alla sala d’attesa. I posti sono perpendicolari all’entrata e mi tocca il posto vista “prelievi”. Passo altri 10 minuti a guardare la gente in attesa. Facce serene, facce sorridenti, facce angosciate, facce tristi….sarà il caso di guardare altrove….pochi minuti dopo è il mio turno. Entro nell’ambulatorio con le mie bustine di zucchero pronte all’uso e tanta fifa, passo le scartoffie all’infermiera e sussurro un “uhm, di solito svengo”. Mi guarda con un’espressione del tipo “poveretta”, che si spiegherà subito dopo, e  inizia a preparami le provette. 1,2,3…le mette in un bicchiere…4,5,6,…sbianco ancora di più…7,8,9…e 10 (in un contenitore di spugna blu, non so perchè e non penso di volerlo sapere).  Mi fa sdraiare sul lettino e consegna le provette all’infermiera che mi farà il prelievo. Ok, si comincia. Non ho il tempo per farmi le solite raccomandazioni mentali del tipo “ricordati di respirare, non pensarci, non svenire che a B-Chan viene un colpo” che l’infermiera comincia con un terzo grado serrato. Chi sei, dove abiti, il lavoro, tempo libero, posizione sociale….non ho tempo di pensare a nulla se non alle risposte che intorno alla provetta 5 cominciano a faticare ad uscire, il mondo gira e sbrilluccica un po’ troppo ma la signora è insistente.  ”Bene, finito! Come va?” – “Uh, sbrilluccica tutto ma ora prendo lo zucchero” – “Resta straiata eh?”. Due bustine e respiri profondi. La stanza pian piano si ferma e posso sedermi. Poi faccio scendere le gambe ma devo appoggiare la schiena. Infine mi siedo sul bordo. Ancora qualche minuto e in piedi. Ok, non svengo. B-Chan mi aspetta fuori con il mio succo di frutta frullata fresco. Mentre lo bevo avidamente mi faccio mettere il cerotto di Batman (tsè sono bellissimi). Voglio uscire, voglio scappare, voglio tornare a casa, voglio salire in auto!! Solo che fuori ci sono 35 gradi e non so se posso farcela. Il caldo mi stordisce ma sono lucida. Un passo, due , tre, quattro, l’auto è vicina. Mi siedo, mi metto la cintura di sicurezza e via.

Ovviamente sono stata uno schifo tutto il resto del giorno ma ormai ci sono abituata.

Gocce

Ripartire è più difficile del previsto.

Di testa va decisamente meglio. I primi giorni avevo notevoli difficoltà a guardare le foto di bimbi e ad entrare nella cameretta, subivo incubi ricorrenti sempre uguali anche più volte a notte (Ovvero dove hanno “messo” il piccoletto?), incubi così vividi che mi sembravano veri e al mattino mi svegliavo stanchissima.  Ero piagnucolosa e arbuffa. Ma come potete notare, ho scritto utilizzando i verbi al tempo passato. 

Ripartire è più difficile del previsto ma io ci provo.  E’ il mio corpo che non mi segue.

Sto prendendo delle medicine che aiutano a ridimensionare e pulire ma hanno ennemila effetti collaterali che mi sto beccando uno dopo l’altro.  La prima dose mi ha mandato in catalessi, sembravo drogata o almeno, non avendo mai fatto uso di alcun tipo di droga, suppongo che un drogato sembri così. Dalla seconda dose crampi e dolori. Poi, in aggiunta,  l’indolenzimento generale e la difficoltà a valutare le distanze.  Si sono aggiunti recentemente il mal di testa, il male alle ossa e il rallentamento dei riflessi. Capite anche voi che così non si può fare nulla.  Anzi, sono un peso.

Ma domenica sera prenderò le ultime 10 gocce e da lunedì si ricomincia davvero.

All’inferno e ritorno

Questo è un post un po’ crudo.

Questa mattina alle 10 ero in ospedale, stranamente calma e rilassata. “Finisce presto” mi sono detta, “Coraggio”. La dottoressa mi vede, mi chiede come sto, se da martedì sono stata male e dopo circa 15 minuti mi chiama e facciamo la cartella medica. Data di nascita, allergie, privacy….solite cose. L’ostetrica è una mia coetanea che era stata in colonia con me. Sbriga le ultime pratiche e mi fa prendere due pillole che “potrebbero darti qualche dolore tipo ciclo” e mi rimanda in sala d’attesa. Siamo almeno 10 donne più gli accompagnatori, dalle espressioni capisco chi è lì più o meno per il mio stesso motivo e chi per altro.  Non faccio quasi in tempo a sedermi che iniziano i dolori. Per i primi 5 minuti sono sopportabili, poi mi piego in due e inizio a tremare. Resisto fino a che le lacrime non mi scendono dagli occhi e chiedo a Fabry di sentire se mi posso sdraiare da qualche parte. L’alternativa è il pavimento e lo avrei sicuramente usato se non mi avessero fatto accomodarne nel letto del day hospital. Striscio attaccata al muro e ci arrivo. Qualcuno mi copre. Poi non so quanto è passato. E’ stato così doloroso che ho iniziato a parlarmi da sola. E’ come se un rastrello rovente avesse iniziato a staccarmi l’utero. Mi accorgo che sto piangendo di nuovo. Ma non è abbastanza il dolore di aver perso il nostro piccolo? Perché ancora così male? Perchè? Sento l’infermiera che chiede di anticipare l’intervento. Biascico un “scusi” alla signora di fianco a me che avrebbe dovuto essere la prossima.

La ragazza che mi accompagna in sala operatoria è gentilissima. Mi mette una coperta termica e mi fa fare esercizi di respirazione. Obbedisco. Tanto peggio non può andare. Arriva la ginecologa “Lisa, tutto bene?”. No, come potrebbe andare tutto bene? Penso che a breve sarà tutto finito e che mi faranno l’anestesia. La mia mente è stanca quasi quanto il corpo se non di più. In sala operatoria la dottoressa prepara gli attrezzi mentre il suo collega mi mette un ago in vena. Ah, fantastico. Il mio battito è a 97 e tremo molto. “Si calmi”, come se fosse facile. Se non altro il dolore lancinante è passato. Ora fa meno male. Si comincia. “L’anestesia?”, “Fra un attimo”. Mi disinfettano e aprono. L’anestesia è interna. Avrei voluto tanto un qualcosa che mi oscurasse la mente, ma ad oggi non si usa più. I primi minuti vanno bene. Poi l’aspiratore. Un rumore che mi fa sobbalzare. Giro la testa per non guardare l’ago nel mio braccio e vedo il tubo collegato all’aspiratore. Il mio piccolino è lì, da qualche parte. In mezzo a tutto il resto. Mi rigiro perché vorrei solo urlare. Un altro strumento di tortura il “cucchiaio”. Ecco questo fa male. M’irrigidisco e stringo la prima cosa che trovo. “Lisa, ancora un minuto..” – “Le do trenta secondi, perché fa un male fottuto!”.

Sono di nuovo sul lettino fuori dalla sala operatoria. Dopo l’ecografia di controllo, sono pronta ad essere mandata a casa. La dottoressa mi firma il foglio di dimissioni e mi spiega la terapia per i prossimi giorni. “Hai qualche domanda?” – “Posso prendere subito un antidolorifico?”.

Il letto del day hospital è scomodo. Lo sbrilluccichio continua e mangio una liquirizia. Devo passare dal bagno e allo specchio mi vedo pallida e triste. Ho anche addosso un camice. Ma quando me lo hanno messo? Chiedo all’infermiera di togliermi la farfallina dal braccio e se ha idea di dove siano la mia felpa e i miei pantaloni. Ritrovo tutto e mi vesto con calma. Non cammino dritta ma voglio uscire. Fuori c’è il sole e  non vedo l’ora di essere a casa, nel mio letto per dormire e dimenticare tutto.

Attese

Aspettare venerdì è un inferno. Questa notte ho dormito malissimo e fatto un sacco d’incubi.

Ho già qualche doloretto e mi hanno detto che se diventano molto forti o insopportabili devo correre in ospedale. Insieme a qualche fitta si sviluppano tutta una serie di altre cose che è meglio non scriva qui ma che mi obbligano a stare a casa. Il problema è che la mia mente è lucidissima mentre vorrei fosse nell’oblio. Ho bisogno di buttarmi tutto alle spalle ma l’attesa è una brutta bestia.

Aggiungiamo che mio fratello è venuto a casa lunedì da Pozzuoli e che ieri doveva tornare giù. Sennonché si è beccato uno di quei simpaticissimi virus che ti mettono al tappeto e a stretto contatto con la toilette. Sennonché i dirigenti della squadra dove è in prestito lo hanno caldamente invitato a essere di nuovo là entro sera.  Non può scegliere e fare 7 ore di auto con quel tipo di virus non sarà sicuramente facile e sicuro. Così per le prossime ore staremo tutti in ansia.

In questo momento se mi trovassi davanti l’allenatore di Reggio Emilia che a inizio stagione non lo ha fatto andare a Siena, assicurandogli che avrebbe giocato, penso che lo scorticherei vivo….

Aspettiamo….

1+1=3 – the end

Ufficialmente non è ancora finita perchè mi operano venerdì. Fatto sta che nella prima eco di oggi il piccoletto era presente, più piccolo delle aspettative ma senza battito. Già dopo i primi giorni avevamo capito che qualcosa non andava ma pensavamo che con attenzione e riposo tutto si sistemasse. Invece non è andata così.

Stranamente, dopo aver pianto un sacco, sono quasi a posto. Suppongo che nelle varie esperienze passate fino ad ora la mia elaborazione del lutto sia stranamente rapida. O magari mi tornerà indietro tutta in un botto. Si vede che da qualche parte avevano bisogno di angeli perchè nel giro di un week end si sono portati via il nostro piccoletto e Luca.

Ancora qui?

Nella mia scala di cose orribili che possono succedermi, il prelievo del sangue è quasi in cima. Oggi ho dovuto fare delle analisi e mi hanno preso 7, e dico 7, e ribadisco 7, provette di sangue. Io dopo la prima sto già male.
Armata di accompagnatore e bustine di zucchero, sono arrivata al punto prelievi intorno alle 8. Di solito bisogna arrivare entro le 7 per riuscire a fare tutto entro un’ora ma, tenendo presente che l’attesa m’innervosisce molto e ha un effetto terribile sul mio sangue che mi costringe a passare lunghissimi minuti di tortura in più,  ho pensato che per una volta che posso usufruire della fila veloce non vedo perché non dovrei farlo. Quindi 4 persone davanti, 15 minuti di attesa e ho la mia sbrodolata di carte, vado a pagare nello sportello cassa, dove l’impiegata è euforica solo perché ho pagato il ticket con l’importo esatto (mah…), e mi dirigo verso la stanza con le precedenze dove prendo il mio bel numerino (00) e aspetto. Stanno servendo il 96.

Entro e il dottore mi riconosce. “Ancora qui?” – “Eh si..sono soggetta a svenimenti..” – “Mi ricordo, aspetti..” e traffica con la sedia da prelievi che diventa un lettino. Parla del tempo per distrarmi, io sono già girata dall’altra parte, chiusa nel mio universo personale e canticchio. Porca Paletta, questa volta mi fa un male cane ma continuo a canticchiare. Più o meno alla provetta numero 3 il mondo comincia a sbrilluccicare di brutto, mi sforzo di restare “online” ma faccio fatica. “Come va?” – “..’nsomma…sbrilluccica..” – “Abbiamo quasi finito.”. Quando finisce io sono ancora sveglia, mi chiede di tenere stretto il cotone ma non riesco a metterci la mano sopra, la stanza si sta facendo un giro di valzer vorticoso. Mi aiuta e rimango ferma lì. Dopo poco capisco che è il momento e riesco ad aprire la bustina di zucchero e a metterlo sotto la lingua, sempre ad occhi rigorosamente chiusi. Enne minuti più tardi la stanza si ferma e posso guardare il soffitto. Poi passo alla posizione 2 (seduta con le gambe ancora su) e alla 3 (seduta con gambe giù). Il tutto con estrema calma. Muovo il collo che fa un paio di sonori “crick” e “crack” (la tensione…). Il dottore è sempre carino e mi offre una caramella, forse sono più verde del solito. E’ fatta recupero le mie carte e la borsa e mi alzo con cautela. Il dottore mi sorride e mi dice “Alla prossima….fra circa 8 settimane”. Io lo guardo con gli occhi a palla e sussurro “Così presto??”. Lui si fa una risata e io esco tra gli sguardi indiavolati del numero 1, 2, 3, 4, 5 ,6 ,7 ,8 ,9  e 10.

La ribellione – Etciù.

Ieri pomeriggio sono arrivata a casa poco dopo le 16. Fuori faceva un freddo birichino e sono andata subito in doccia per scaldarmi. Una volta uscita ho pensato di accendere la lavatrice. Sono in camera che mi vesto e dell’acqua entra dalla porta. ACQUA? Corro in bagno, lo trovo allagato. La lavatrice perde litri  e litri di acqua. Mi precipito a prendere gli stracci e inizio ad asciugare. Seppure spenta la lavatrice continua a riversare litri di acqua gelida sul pavimento. Chiamo i rinforzi e continuo ad asciugare. La ciabatte s’inzuppano d’acqua e le devo togliere. L’acqua è fredda, il pavimento pure ma non ho tempo per pensarci, c’è troppa acqua. Devo sbrigarmi!! E se poi finisce al piano di sotto? Panico-panico-panico!! Ho finito gli stracci, passo agli asciugamani. Uno, due, cinque, dieci. Arrivano i rinforzi (mamma e suocero). Spostano l’asciugabiancheria, ribaltano la lavatrice e sistemano il tubo rotto. Nel frattempo io ho ancora i capelli bagnati avvolti da uno dei pochi asciugamani rimasti.  La prova del nove fallisce. La lavatrice suona, da errori incomprensibili non presenti sul libretto di istruzioni. Mentre i rinforzi cercano di capire il problema, io accendo il pc e guardo le lavatrici sul sito del Mediaworld. Dopo un’ora (B-Chan è finalmente arrivato a casa) i bip bip biiiiip diminuiscono e i codici di errore cambiano da E90 a E45 poi E20. Io intanto trovo la mia lavatrice nuova super figa e quella vecchia (oddio ha solo 5 anni) resuscita.

Il risultato sono almeno 4 lavatrici di stracci\asciugamani\roba che si è bagnata da fare (in più delle 3 che dovrei fare nel week) e una Ly con un raffreddore da paura.  Ah, le gioie della vita casalinga…

Hello! The end is near – part II

Ieri leggevo dalla cara Lypsak che oggi finirà il primo decennio del nuovo secolo. Questi primi dieci anni sono stati obbiettivamente difficili. In ordine sparso:

  • I miei genitori si sono separati.
  •  Ho traslocato 4 volte.
  • Quattro nonni ci hanno lasciato.
  • Mia mamma ha scoperto di dover combattare contro gli esserini poco piacevoli dell’epatite C.
  • Ho perso qualche amico per strada per pigrizia (notare che ho scritto amico e non Amico.  Gli Amici non si perdono mai).
  • Ho trovato quello che allora sembrava il lavoro perfetto e ora mi sta talmente stretto da soffocarmi.
  • Ho scoperto di essere intollerante al caffé.
  •  Sono cresciuta in un botto per affrontare problemi molto più grandi di me ed evitare che mi rullassero su.

 Però, sempre in ordine sparso, ci sono stati dei lati positivi:

  • Il legame con il mio fratellino si è rafforzato da paura.
  • Mi sono sposata con uno dei pochi esseri umani dell’intero universo che riescono a sopportarmi al 100% senza grossa fatica e cucina pure benissimo!
  • Ho comprato casa (indebitandomi per 20 anni)
  • Ho reciso rami che mi davano più problemi che altro.
  • Ho deciso di fregarmene altamente del giudizio delle persone.  Se una cosa mi piace, mi piace. E chisseneraga se qualcuno la trova ridicola.
  • Ho ricominciato a fare teatro.
  • Ho trovato nuovi Amici (vedi sopra).
  • Ho smesso di combattere le battaglie degli altri e ora mi concentro sulle mie.
  • Ho (quasi) fatto pace con il mio corpo.
  • Ho scoperto che fotografare mi piace tantissimo.

Devo dire che i lati negativi li ho scritti in un attimo mentre per quelli positivi ho dovuto farci una pensata. Male! Male! Per il prossimo decennio devo invertire queste tendenza e come dice il caro Hugh in Notting Hill: Da ora in avanti intendo essere spudoratamente felice.”  O almeno ci proverò…anzi proviamoci tutti!

BUON ANNO A TUTTI!

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