Ho deciso che per un po’ mi farò trasportare dalla corrente e quel che sarà, sarà. Insomma, ho passato gli ultimi due anni a pianificare tutto e un po’ questo ‘tutto’ è andato amichevolmente alle ortiche. Quindi perché devo fare tutta questa fatica per nulla? Ecco, io non ho trovato buoni motivi perciò farò le cose che mi sento quando mi sento e poi non potrò più farle…smetterò. Magari voi non ci state capendo nulla ma vi assicuro che è tutto chiaro e cristallino..almeno per me.
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L’altra sera ero comodamente accoccolata sul divano a guardami un filmetto poco impegnativo, uno di quelli dove se hai anche il cervello a mezzo servizio non ci sono grossi problemi, quando mi sono tornate in mente alcune domande fatte da poco amichevoli anonimi su Formspring.
Se qualcuno avesse sbirciato tra le tende fresche di bucato della sala, avrebbe visto una Ly con un sorriso sulle labbra ma con la fronte corucciata. Non è per le domande in se o per le fantasiose supposizioni che questi tizi fanno, la cosa che mi da fastidio è il nascondersi dietro ad un profilo anonimo.
Nella vita di tutti giorni, stavo per scrivere reale ma avrei fatto un grosso errore, ogni persona si prende le responsabilità di quello che fa, che non fa, che dice, che pensa. Perché sul web dovrebbe essere diverso? Dietro ai nickname, ai blog, ai tweet c’è comunque la stessa persona che al mattino si alza, magari lavora o studia, che ha amicizie, famiglia e non so che altro.
E’ una parte del magico mondo di internet che ancora faccio fatica a comprendere. Quanto a me personalmente, non credo esista una sola domanda, un commento, un post in giro per la rete dove il mio nick (nuovo o vecchio) non sia chiaramente indicato, spesso c’è pure la mia foto e sempre i riferimenti dove contattarmi. Diversamente da qualche sciocco perditempo sullo psicopatico andante, non mi tiro indietro dalle responsabilità delle mie parole o azioni e sono quasi sempre disposta al dialogo. A meno che non stiate parlando male di una certa persona che mi sta molto a cuore e allora ahi voi.
Post sconclusionato sul teatro.
Ormai manca poco. Tra 10 giorni saremo in scena. E’ il momento di dare il massimo nelle prove per sistemare quello che non va. Purtroppo di cose che non vanno ancora bene ce ne sono parecchie. Me lo sentivo già, ma sabato ho avuto la conferma.
Non tutti possono prendere seriamente tutto ciò che fanno ma non posso fare a meno di arrabbiarmi. Anche se recitare non è il mio lavoro ma, purtroppo, “solo” uno dei miei hobby non per questo mi risparmio. Ho fatto una fatica enorme a capire Ermione. Ho letto e riletto ogni sua battuta anche in lingua originale. Mi sono scervellata per giorni su come farla muovere, parlare, arrabbiare. I sentimenti che prova nei confronti di Leonte, come tratta Mamilio, ho cercato di valutare ogni piccola cosa per renderla più vera possibile. Il lavoro non è ancora finito, sento che mi manca ancora qualcosa ma ci sto arrivando. M’imbestialisco quando sento delle persone che recitano con me che si lamentano perché hanno poche battute, perché abbiamo una sessione di prove straordinarie di venerdì sera e altre puttanate del genere. TUTTO è importante. Dalla parte con 3 battute a quella con 300! Ci vuole un nanosecondo a portare uno spettacolo da un livello discreto a uno schifo e questo non entra in testa tutti. E mi fa arrabbiare pensare che tanto lavoro, tanta fatica vada distrutta.
Lo so che creare il “Personaggio” non è una cosa semplice ma almeno provarci! Io mi sto letteralmente violentando per diventare Ermione. Non faccio che pensare che anch’io dovrei essere incinta come lei e non lo sono e mi deconcentro. Se io posso annullare le ondate di ricordi e dolore che cercano di affogarmi perché ad altri è così difficile? E’ troppo chiedere un po’ d’impegno? Non faccio che sentire che il regista non dice come muoversi, come parlare, come fare…siamo forse burattini? Il teatro è anche ricerca! Non è entrare, mettersi in posizione, dire la battuta e uscire. Non è essere contenti perchè ho fatto il mio e chissenefrega se l’altro ha sbagliato.
Solo 10 giorni…spero che il caro buon vecchio terrore da palcoscenico faccia il suo e dia una svegliata agli animi…
Dopo aver visto Katherine Heigl che per poco non si è trovata con una tetta al vento per una spallina che si è rotta esattamente al momento sbagliato, penso che smetterò di lamentarmi dei miei jeans che all’ennesimo lavaggio si sono schiariti un po’ o alla cerniera del mio piumino invernale che dopo 4 anni di vita comincia a fare le bizze. In fondo, alto prezzo non corrisponde ad alta qualità. Cosa me ne faccio di un vestito che non riesce a superare l’ora di vita (indossata)?
Senza fare tante ricerche in Google, mi vengono in mente la Paltrow e il suo vestito rosa confetto Ralph Lauren il cui orlo si è scucito una manciata di secondi prima del red carpet e la cerniera rotta del vestito Cavalli che indossava Elisabetta Canalis mentre accompangnaa Clooney alla serata degli Oscar 2010. Magari queste star non hanno pagato il vestito perché gli è stato omaggiato dallo stilista ma se fossi in loro, mi sarei infumanata e non poco…
I week end sono sempre troppo corti, riesco a fare sempre meno cose di quelle che pianifico in settimana. Forse dovrei smettere di pianificarle, tanto la voglia di relax prevale quasi sempre e quando non prevale e sono carica come una molla le condizioni climatiche decidono per me. Sabato sera, di ritorno dall’Ikea (nota per me, spuntare il flag sulla lista delle cose da fare) sono riuscita a fare una sessione fotografica notturna. Per mercoledì devo portare qualche altro scatto per la mostra di aprile ed ero veramente stanca di fare foto con cieli azzurri e campagna con nebbiolina. Così, armata della mia fedele S100FS e del mio nuovo amico cavalletto super extra fighissimo, ho sfidato il vento gelido e sono uscita. Ovviamente il vento si è vendicato e ora ho un ciclone notevole. Non ho più il fisico per fare certe cose.
Ieri sera ci si è messo anche mio marito che è sparito all’improvviso facendomi trovare nel letto suo fratello gemello più giovane di 10 anni….MAH!
PS: In ufficio hanno bannato il mio sito definendolo nella categoria ”sex”…dove vedono tutto questo sex poi me lo spiegano…
Dlin Dlon. Comunicazione di servizio.
Sfrutto questo post per ricordare alle gentili persone che interagiscono con la mia vita che sono un esserino terribilmente impulsivo e vendicativo. Non sempre in quest’ordine.
Dlin Dlon. Fine comunicazione di servizio.
Dunque, volevo scrivere di questo nuovo pseudo strumento social-tecnologico ma più che una descrizione credo che vi incollerò il link. Domande? Ecco, fatemele qui http://www.formspring.me/Lysa206
Dlin Dlon – comunicazione di servizio
Per rendere al meglio, il presente delirante post va letto con un tono di voce stile “fine del mondo”.
Dlin dlon – fine comunicazione di servizio
Dopo una giornata di lavoro a cui non voglio pensare arrivo a casa canticchiando e sono già proiettata alla lezione di teatro che mi aspetta. Vedo un’immagine su un volantino ed esclamo “Porca paletta!”.
Da decenni la diatriba donna “mamma o manager” è uno dei temi più trattati di ogni giornale. E ci sono affermazioni e pareri di tutti i tipi e per tutti i gusti.
- Perché se una donna vuole fare carriera è una donna vuota e insensibile.
- Se vuole fare la casalinga è una che tarpa le ali alla propria libertà e indipendenza. Perché le donne possono e devono fare meglio degli uomini!
- Se lavora normalmente e ogni tanto sclera allora è ’na pazzoide ormonalmente instabile.
- Se in ufficio veste in modo serio è una fi*a di legno, o al contrario, se è in abiti troppo aderenti e scollati diventa automaticamente una gnocca senza cervello o una …signorina luminosa .
- In jeans è immatura o rincorre il miraggio dell’eterna giovinezza.
- Se vuole stare a casa ad accudire i figli, è una donna che umilia la sua condizione e si rende schiava dell’uomo.
E ancora:
Non c’è più una divisione dei ruoli uomo-donna è questo è (a vostra scelta) giusto\sbagliato!
Non si danno più punti di riferimento ai bambini che di conseguenza diventeranno soggetti (a vostra scelta) spaesati \ immaturi \ sociopatici \ mammoni \ strambi \ emo \ obesi \ felici \ normali \ serial killer \ blogger \ ecc ecc.
In televisione (e in alcune campagne elettorali) ci sono solo donne oggetto in abiti discinti senza nemmeno un criceto per cervello! Le bambine non sanno più quali sono i veri valori di un tempo e sono lasciate a loro stesse da mamme (sempre a vostra scelta) con l’ego troppo sviluppato\servili\incaxxate\belle e dannate\eternamente giovani\sceme\finte\siliconate\sformate\grasse\anoressiche\ ecc ecc.
MA ECCO! Spunta all’orizzonte un giocattolo che le aiuterà a capire. Che “mamma” e “papà” non hanno ruoli predefiniti, che sono persone normali che cercano di coniugare lavoro e famiglia tentando di non sacrificare le proprie ambizioni personali ma al contempo con un forte senso di responsabilità. Insomma, una squadra. Uno per tutti e tutti per uno. Ecco a voi la BARBIE tre moschettieri (con luccicante abito rosa double face, of course)

PS: alla radio ho sentito una dibattito allucinante su come non bisognerebbe stravolgere le fiabe per bambini. Alcune si lamentavano che le protagoniste sono troppo stile “donzella in difficoltà che senza principe azzurro non ce la fa” e altre che è quantomeno romantico indurre a far pensare alle bimbe al grande amore. Personalmente non sono d’accordo su entrambi i fronti. Quando sono arrivata a casa e ho visto sul volantino natalizio della Coop la Barbie in questione e mi sono fatta una risata. Un mezzo pacchetto di banane Haribo ha creato il resto….
Il mondo, o almeno il mio, non va nella direzione in cui lo spingo incessantemente da mesi. Spingo e mi puntello ma lui non si sposta. Se lo lascio, ho paura che mi torni indietro e mi travolga mettendomi ko.
Volere è potere? Ma quando mai?
Rimango così con quella sensazione universalmente definita come “molle dentro”. Non sono arrabbiata, non combatto, non reagisco, subisco passivamente lo scorrere delle azioni degli altri. Sto alla finestra e guardo, poco interessata. Sono un molliccio.
Posso dare la colpa del cambio di stagione?
Se metto i tacchi, sono una spilungona ancora più alta e non sia mai.
Se porto una gonna qualsiasi, sono elegante e chissà dove penso di andare.
Se indosso un paio di jeans non va bene. Perchè è un tipo di pantalone da week end.
Se ho un paio di sneakers perchè ho la schiena a pezzi, non sono professionale.
Se porto un tailleur vuol dire che voglio fare la donna in carriera.
Ma se da domani andassi in ufficio nuda?
Non avete idea del panico che provo in questo momento. E’ come se tutto il mio stomaco si fosse attorcigliato in un nodo che comprende parte dei miei polmoni, rendendo il mio respiro corto e in affanno.
Sto cercando di esorcizzare l’idea non pensandoci. Ma la mia testa lo sa e trasmette l’agitazione al corpo.
Continuo a muovere i piedi velocemente. Sfrego la punta delle scarpe contro la moquette polverosa dell’ufficio. Mi mordo le labbra e disarticolo le dita delle mani.
Il ricordo dell’odore in anticamera mi fa già girare la testa.
Il dentista è uno dei miei incubi peggiori e oggi alle 16 mi aspetta al varco.




