Parigi in pillole

Pensieri a ruota libera di un esserino (non più) febbricitante.

Scale: troppe. Dai musei ai giardini e soprattutto in metrò. La stazione di Cité, in particolare, ti ammazza. Ho fatto più step in questa settimana che in trent’anni. Se non mi sono venute un bel paio di chiappe questo giro, non capiterà mai più.

Turisti: passino i giapponesi che fanno foto a tutto e tutti, gli americani con il cappello da cowboy e persino gli inglesi che sono convinti che al Louvre ci sia solo la Gioconda. Ma i turisti italiani cafoni no. E che caxxo. Ho anche litigato con un tipo al Louvre che usava il flash ovunque. Ma deficiente che non sei altro, li vedi i cartelli? Leggi cosa c’è scritto? Ci sono anche i disegnini!
E poi nelle chiese! Io non sono cattolica praticante e forse nemmeno cattolica ma so che ci sono delle regole e anche qui, ci sono gli avvisi e i disegni. Non entro in chiesa mezza nuda, metto in silenzioso il telefono, non urlo e se ci sono le funzioni non disturbo. Idem per quando sono andata alla moschea o al cimitero di Passy.

Louvre: scale a parte, è sempre molto bello. Questo giro in particolare l’ho fatto seguendo un iter tutto mio che mi ha permesso di vedere con calma quello che volevo. Devo dire che ho più volte pensato che senza le opere ispirate alla vita di Gesù e company, più di metá del museo sarebbe vuota.

Francesi: devo dire tutti molto gentili ed educati. Dalle commesse agli addetti dei musei e ai cittadini Parigini che s’incontrano per strada.

Cibo: ovunque si può trovare cibo d’asporto. Cioè, questa cosa fantastica per cui posso prendere il sushi da portare a casa e mi danno anche le bacchette, la salsa di soia, lo zenzero e la wasabi è da sbaveggio.

Macarons: quelli di Miss Manon sono un tripudio sensoriale. Testati personalmente in cinque gusti differenti.

Sport: qui tutti corrono ovunque e specialmente nei parchi. A volte è un bel vedere, altre volte meno.

Musica: i parigini sono sempre attaccati all’iphone, iPod o lettore mp3 con cuffie giganti. Per strada, in metrò, mentre corrono, al supermercato. In particolare in metrò, capisci subito quali sono i turisti.

Pickpoket: forse è una mia impressione o forse è solo perchè sono sempre molto attenta, ma mi sembra che rispetto alle altre volte i borseggiatori siano diminuiti molto.

Negozi: mah…ho preferito i negozietti delle varie rue ai grandi magazzini. I negozi sui campi elisi sono molto belli da guardare ma non da comprare.

Parchi: belli e ben curati. Mia nonna sarebbe letteralmente impazzita davanti alle aiuole fiorite e avrebbe passato tutto il tempo a pensare come portare a casa le sementi.

Polizia ferroviaria: molto efficienti! Sentendo le esperienze dei miei amici pendolari, mi vien da pensare che se fossi stata in Italia, a quest’ora sarei ancora dentro al vagone in attesa di aiuto.

In generale: Parigi si é confermata la mia città preferita. È strano essere qui da sola, completamente indipendente e libera di fare quello che più mi piace, ma direi che me la sono cavata bene anche in situazioni difficili (vedi post precedente!). Diciamo solo che passeggiare alla sera sul lungo Senna da soli è un po’ triste come anche portarsi in giro la valigia pesantissima senza nessuno che ti aiuti :-).

E ora, finisco di preparare la valigia per vedere quanto spazio mi rimane per gli ultimi acquisti. Domani si torna a casa.

One comment to Parigi in pillole

  • Babi  says:

    ahh mi manca! Spero di tornarci prima o poi:) devo visitare tantissimi posti!
    Buon rientro Ly!

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