Zanzibar

Zanzibar è luce.
È il colore intenso del mare contro la sabbia chiara. Il rosso della terra nei villaggi. Sono le strade con i dissuasori più alti che io abbia mai visto. Sono i sorrisi delle persone che lavorano a bordo strada mentre tirano i fili di internet. È la frutta fresca tagliata apposta per te dall’albero che cresce vicino alla spiaggia. Sono i fondali di conchiglie e alghe che ospitano pesci, simpatici granchietti e stelle marine decisamente in carne. È il pesce cucinato in mille modi diversi ma sempre buonissimo.
Sono i Masai e i loro sorrisi bianchissimi, i loro vestiti colorati e la loro voglia di raccontare la storia della loro tribù e di conoscere il mondo fuori dall’africa. Domande, domande, sempre tante domande.

Zanzibar è una festa sulla spiaggia con il cielo stellato a farti compagnia.
È il vento fresco che ravviva le mattine afose. L’alba con la bassa marea che ti permette di fare km di passeggiate mentre senti le donne cantare nelle piantagioni di alghe. Sono i bimbi che entrano in acqua con te per giocare.

Se penso allo stato di povertà in cui vivono, alle mucche magre, ai loro due pasti al giorno, non posso che sentirmi schifata di me stessa quando a volte mi sento triste o amareggiata per motivi molto meno seri. Vorrei riuscire a portarmi dentro questa sensazione per poterla sentire anche quando i ritmi frenetici della vita di tutti i giorni mi travolgeranno di nuovo. Devo provarci, devo riuscirci.

E ora che sono qui sull’aereo, migliaia di km lontana sia da l’isola sia da casa, e che sto pian piano aggiungendo strati e strati di vestiti e ricordi in attesa di atterrare, non posso non pensare alle persone straordinarie che ho conosciuto anche se poco. Alla vivacità dei loro occhi e alla loro semplicità.
Hakuna Matata, nessun problema.

Update: arrivata a casa!

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