Capleteda

Sabato sera sono stata alla famosa “Capleteda”, un evento ormai storico in quel di Fabbrico City in cui i volontari del gruppo “Volontari per Fabbrico” impegnano ore e ore per preparare una quantità industriale di cappelletti (320 uova!) e non solo. Dopo il primo piatto, ho chiesto un paio di mestoli di brodo per fare il “Surbir”. Sinceramente non ho idea se esita questa usanza anche in altre provincie, ma si tratta semplicemente di mettere una generosa dose di vino (lambrusco) nel brodo e di berlo così. A me piace veramente un sacco. Mentre facevo il bis di cappelletti (non potevo dire di no!), mi è venuto in mente un anneddoto della mia infanzia.

I cappelletti sono una tradizione reggiana molto forte e mia nonna materna faceva sempre un sacco di uova di sfoglia per poi preparare i cappelletti per tutti e metterli in freezer. Ovviamente non si trattava solo di preparare l’impasto ma anche il ripieno, fatto di carne stracotta mescolata fine fine fino a raggiungere quello che noi bimbi chiamavamo il pannetto. Capitava spesso di aiutare i nonni e ogni tanto ci permettevano di mangiare un po’ di ripieno o un cappelletto chiuso male. Quante volte il nonno mi sbatteva fuori dalla cucina perché erano più i cappelletti che rompevo (apposta) che quelli che preparavo!! Un pomeriggio, avrò avuto 12 o 13 anni, la nonna era fuori a curare il giardino, sua grande passione, e aveva lasciato incustodito il pannetto di ripieno, ancora tiepido. Io e mio fratello ci siamo addentrati silenziosamente in cucina per assaggiare un po’ di quella squisitezza ancora calda. Un pezzetto a me e uno a te e uno a me e uno a te e OPS! Finito!! Rimaneva un’unica cosa da fare, rimettere il coperchio alla pentola e tornare silenziosi in sala a guardare le tv. Vi lascio immaginare le urla di mia nonna quando ha scoperto il misfatto…e la lavata di testa che ho preso io, sorella maggiore che porta sulla via della perdizione il fratellino!! Nel giro di qualche minuto mi ritrovo in punizione, con la pancia piena e i lacrimoni. Ma per fortuna alla nonna le arrabbiatture passavano in fretta. Ed eccoci di nuovo tutti e tre, in cucina, con tutte quelle uova d’impasto già pronto….a fare tagliatelle.

 

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