9 novembre 1989

Nei miei ricordi di bambina, la caduta del muro di Berlino fu una cosa strana.
Nel mio piccolo universo, trovavo veramente affascinante l’idea del muro. Per me doveva essere una specie di porta che conduceva ad un giardino segreto. M’immaginavo i bimbi che tentavano di sbirciare cosa succedeva dall’altro lato, trovare brecce, inviare messaggi legati a variopinti palloncini. Una specie di gioco insomma. Quindi quando vidi alcuni spezzoni alla tv della caduta del muro, per me era solo una cosa in meno su cui fantasticare. Certo, a scuola ci avevano spiegato la reale funzione del muro ma una cosa è imparare a memoria delle nozioni per rispondere alle domande della maestra e un’altra è capire.

Non ho più pensato al muro fino alla gita scolastica, credo in terza superiore. Berlino è una bellissima città, ma quando mi sono trovata nei pressi del Checkpoint Charlie e ho guardato a destra e sinistra e ho visto, a distanza di anni e anni,  la palese differenza tra est e ovest, mi sono sentita talmente stupida da voler scavare un buco e nascondermi.

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